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Tecniche di attacco al fuoco
ATTACCO DIRETTO
L'attacco diretto consiste nell'operazione di estinzione effettuata direttamente sul fronte di fiamma: permette il controllo immediato e riduce al minimo l'area bruciata ma ha lo svantaggio di esporre gli operatori al calore e al fumo. Questo attacco può essere realizzato in sicurezza qualora sussistano le seguenti condizioni:
PENDENZE DEL TERRENO INFERIORI AL 30%
- In tali condizioni è garantita la capacità di movimento dell'operatore, oltre tale valore l'operatore è esposto a calore eccessivo per effetto dei moti convettivi.
VELOCITA' DI AVANZAMENTO INFERIORE AI 10m. AL MINUTO.
- Oltre tali valori l'operatore rischierebbe di venire investito dal fronte di fiamma.
ALTEZZA DELLA FIAMMA NON SUPERIORE AI 2m E FRONTE DEL FUOCO RIDOTTO.
- Dovrà essere possibile all'occorrenza aggirare il fuoco e penetrare nella zona bruciata dal fianco dell'incendio.

ATTACCO INDIRETTO
L'attacco indiretto si pratica contro fronti di fiamma assai potenti o comunque non avvicinabili. Si conduce realizzando a distanza condizioni di più facile estinzione o se queste già esistono, attendendo che l'incendio stesso nel suo avanzare raggiunga le linee di difesa. In questa categoria comprenderemo anche gli interventi condotti da tergo rispetto al procedere dell'incendio e quelli sui fianchi tesi a ridurre il fronte del fuoco.

IL CONTROFUOCO
Particolare modo di lotta contro gli incendi nei boschi che consistono nel bruciare tutto il materiale vegetale che si trova tra la linea di difesa sulla quale si sono attestate le forze antincendio intervenute e il fronte del fuoco che avanza.
Si tratta di tecnica assai delicata la cui applicazione richiede una esatta valutazione della situazione ambientale (l'intensità del vento, la sua direzione, l'altezza della vegetazione, il tempo a disposizione, l'entità delle forze a disposizione ecc.) (CFS-Citta Ducale-Piccolo dizionario dei vocaboli di uso corrente nella terminologia degli incendi - S.LANDI) Dal punto di vista pratico consiste nel bruciare, in modo controllato, la vegetazione sita sul percorso dell'incendio che avanza in modo da esaurire preventivamente il combustibile vegetale ed arrestare il processo di combustione. Non trovando combustibile nelle aree bruciate in precedenza l'incendio si estingue. Si tratta di una tecnica in uso dall'antichità cui spesso ricorrevano i pastori e gli agricoltori a protezione degli ovili o delle coltivazioni o addirittura vi si ricorreva al fine di proteggere i centri abitati dall'incedere dell'incendio. E' inteso che all'epoca in cui non esistevano strutture organizzate di lotta ed anche i mezzi stessi non presentavano le caratteristiche tecnologiche di quelli attuali, il controfuoco rappresentava il mezzo di lotta più efficace in presenza di persone che avessero una perfetta conoscenza del territorio. Con l'avvento di strutture antincendio organizzate si è cercato di codificare l'uso di tale pratica sino a farla diventare uno strumento di lotta contro l'incendio.
E' bene precisare che la pratica del controfuoco non può essere considerato uno strumento di lotta ordinario a causa della difficoltà di esecuzione e degli imprevisti che questa pratica può comportare, pertanto è opportuno enunciare due premesse fondamentali da assumere come condizioni indispensabili per l'applicazione del controfuoco:
ci si deve trovare nella impossibilità di operare con i mezzi disponibili alla struttura A.I., perché inefficaci o addirittura indisponibili
si deve avere una perfetta conoscenza della morfologia del territorio e possibilmente una conoscenza, basata sull'esperienza di incendi verificatisi nello stesso luogo in anni passati, che permetta di ipotizzare la possibile dinamica dell'incendio. Nella attuale struttura operativa Antincendio la decisione sull'attuazione di tale pratica spetta esclusivamente alla massima autorità sul punto fuoco, individuabile nella figura del DIRETTORE DEL FUOCO.
Il livello decisionale è comunque condiviso con le strutture operative gerarchicamente superiori quali C.O.C., Sala Operativa Rip.le e C.O.R. Tale responsabilità richiede pertanto una procedura precisa schematizzabile in questo modo: Determinare l'assoluta necessita di procedere alla realizzazione di un controfuoco Stabilire e mantenere il contatto radio con tutte le squadre presenti sull'incendio ed assicurarsi che tutte siano a conoscenza che si sta intraprendendo tale pratica. Sulla base dell'orografia, delle condizioni meteorologiche e delle risorse di personale e mezzi, si individua il sito più idoneo, ricadente sul percorso ipotetico del fuoco, sul quale appiccare il controfuoco (in genere ci si aiuterà con un ostacolo naturale quale una linea di cresta, un rocciaio ma anche con una strada o con una fascia parafuoco. Se è possibile il controfuoco in precedenza andrà appiccato, oltreché sul fronte, anche sui lati in modo da attenuare il fronte Completata la fase di preparazione si suddivide il personale in squadre e si assegnano i siti. Tale operazione viene condotta con estrema attenzione verificando che il personale sia costantemente in contatto radio con il Direttore del fuoco. L'efficacia delle comunicazioni radio garantirà la sicurezza degli operatori più a contatto con il fuoco. Concluse tali fasi il Direttore del Fuoco ordina l'inizio dell'operazione di controfuoco e le squadre procedono ad appiccare il fuoco nelle aree prescelte. Si procede all'abbruciamento dei siti. Il personale lavora in squadre composte da almeno tre persone , un operatore appicca il fuoco con cautela ed in soccorso altri due operatori si adoperano con frasche o con flabelli affinché il fuoco appiccato non divampi eccessivamente, curando in particolare che il fuoco proceda radente in direzione opposta al vento. E' prioritario ovviamente che il fuoco non salti l'ostacolo naturale prescelto come barriera . Si procede a d appiccare il fuoco per linee successive partendo da piccole profondità di fascia (50cm. Circa) aumentando di volta in volta l'ampiezza della fascia sino a realizzare una fascia la cui ampiezza sarà variabile a seconda delle caratteristiche del l'incendio che sta arrivando (tipo di vegetazione, velocità del vento, ecc.) Ad operazione conclusa si attende il congiungimento delle due linee di fuoco attive e qualora il fuoco non si sia estinto definitivamente si interviene con i mezzi di spegnimento disponibili. Si considera risultato apprezzabile anche l'attenuazione della violenza dell'incendio sicché gli operatori possano operare a contatto con il fronte del fuoco.

BONIFICA
La bonifica rappresenta uno dei momenti più importanti delle operazioni di spegnimento. L'effettuazione parziale e non corretta di tale pratica rischia di vanificare tutta l'opera di spegnimento effettuata in precedenza. Consiste nell'assicurarsi che lo spegnimento dell'incendio sia completo e che non rimangano focolai e punti caldi in grado di rialimentare e diffondere nuovamente la combustione.
Si effettua con mezzi semplici quali zappe, badili, roncole e atomizzatori e laddove l'orografia lo consenta con le autobotti. E' opportuno che si proceda ad un rastrellamento dell'intera superficie percorsa dall'incendio curando principalmente le aree perimetrali, laddove si opererà lo spegnimento ed il sotterramento di tutte le ceppaie in cui la combustione non è terminata. Se possibile si opererà per l'intero perimetro un piccolo stradello di protezione. Terminato il perimetro si procederà alla bonifica delle aree interne.
Il Direttore del fuoco curerà la dislocazione degli operatori in base alla specificità delle attrezzature e qualora sia necessario provvederà, tramite la Sala Operativa Ripartimentale, al reperimento di altre forze. E' buona regola che gli uomini abbandonino la zona di operazioni per gradi e comunque solo dopo aver ricevuto l'assenso da parte del Direttore del Fuoco.
Secondo gli incendi sarà opportuno mantenere un nucleo di primo intervento a sorvegliare la zona.

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